
ROBERTA GUIDI (VOCE)
GIOVANNI PETRELLA (VIOLA)
PRESENTAZIONE DEL METODO FUNZIONALE DELLA VOCE DI GISELA ROHMERT
Sabato 10 Ottobre 2009 ore 18.00
Chiesa Araceli Vecchia (coro delle monache)
Piazza Araceli, 21 - vicenza
Presso le più grandi civiltà del passato, il canto rappresentava, tra le attività spirituali dell’uomo, quella con il più alto valore sacro e simbolico. Il mito di Orfeo, allo stesso tempo officiante di riti sacri, poeta, danzatore, cantante, strumentista e terapeuta, ne rappresenta l’esempio più fulgido. A Orfeo si deve la nascita della musica e soprattutto del canto. Egli per primo riconobbe l’importanza centrale della voce umana come energia che stimola l’evoluzione.
Il modello pedagogico è fondato sul ruolo centrale della percezione nel processo di sviluppo della voce: l’intera persona è coinvolta in un costante ascolto sensoriale volto a riconoscere la struttura profonda del suono. Le cosiddette formanti del cantante, che costituiscono la brillantezza del suono vocale, si esprimono negli stessi ambiti di frequenze delle produzioni acustiche del sistema nervoso e dell’orecchio e, quando vengano chiaramente percepite dal cantante, assumono una funzione guida. È possibile affermare che riconoscere queste caratteristiche nella propria voce o in quella di chi canta produca un effetto benefico sul corpo e in generale su tutto il sistema sia del cantante sia dell’ascoltatore. Se, quindi, da un lato il corpo influenza direttamente la qualità del suono, è possibile anche asserire che un suono vocale ricco, libero, in altri termini “funzionale”, ha la capacità di organizzare e di “sanare” il corpo che lo produce.
Nella voce parlata, come nel canto, è possibile sviluppare i parametri del suono e creare i presupposti per un buon funzionamento della laringe, per raggiungere il massimo rendimento con il minimo sforzo. Inoltre, grazie all’unità funzionale tra orecchio (ascolto) e laringe (produzione del suono), una voce affaticata, afona, o provata dallo sforzo viene messa nella condizione di “autoguarirsi” proprio grazie ad un lavoro fine e profondo di consapevolezza nell’ascolto.
Nelle epoche passate, esisteva un profondo e stretto legame tra il canto e il suono degli strumenti. Oggi questa unità fra voce e strumento sembra essersi persa, probabilmente a causa della specializzazione dello studio tecnico strumentale. Grazie al nesso tra il canto e la prassi strumentale, è possibile rivelare i collegamenti funzionali e fisiologici tra suono vocale e suono strumentale. In seguito a recenti studi scientifici si è osservato che una particolare configurazione degli armonici del suono ha un ruolo chiave nel rapporto tra udito ed emissione vocale, influenzando così l’organizzazione fisiologica generale del corpo dello strumentista e di conseguenza la sua attività motoria. L’esigenza espressa così spesso dai maestri del passato, della necessità di far studiare canto agli strumentisti, appare sotto una nuova luce. Non si tratta di un’allegoria estetico-musicale, ma di una profonda conoscenza dell’unità elementare tra voce e strumento. Nella pratica lo strumentista impara dalla propria voce... si affrontano le comuni radici evolutive della funzione vocale, dell’apparato uditivo e della produzione del suono strumentale.
Il coro è un organismo complesso in cui le caratteristiche individuali di ciascun cantante si possono integrare a quelle degli altri, grazie all’idea fondamentale che tutti i coristi siano guidati dalla medesima funzione vocale. Nell’attività corale, la crescita del suono vocale individuale facilita quel processo di integrazione e permette di sviluppare il suono collettivo.
Informazioni e iscrizione
Roberta Guidi 347 1115575
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